Mais, Bergamo si candida a capitale

Articolo pubblicato dal quotidiano "IL GIORNO" MARTEDÌ 22 LUGLIO 2014

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22/07/2014
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Come Bergamo sia diventata una delle contrade italiane del mais, è storia che si perde nelle pieghe del tempo, lungo le rotte dei mercantili che nel Seicento attraccavano a Venezia.Edalla Serenissima, i semi sono arrivati ai piedi delle Orobie, allora sotto il dominio dei dogi. Come Bergamo voglia ora diventare la capitale mondiale del mais, è una storia ancora tutta da scrivere.
La prima pagina si riempirà durante il 2015, quando sarà lanciato il progetto Meb - Mais Expo Bergamo. Punto di partenza: le ottomila diverse specie di pannocchie esistenti al mondo. «Vogliamo lavorare sulla biodiversità, che è un valore », spiega Filippo Servalli, coordinatore del progetto e presidente dell’associazione del mais di Gandino, nella Bergamasca.
Un manifesto in aperto contrasto alla tecnica degli organismi geneticamente modificati, che proprio nel mais hanno trovato una delle prime applicazioni.

I BERGAMASCHI propongono invece un ritorno alla coltivazioni di nicchia. Proprio come quella che si raccoglie dalle parti di Gandino: mais spinato. Una specie che, ricorda Savelli, «con le giuste tecniche di coltivazione può anche essere introdotta in Africa e dare altissime rese». È la risposta made in Bergamo alla tesi di chi sostiene che bisogna diffondere gli ogm perché possono assicurare quantità di cibo sufficienti a risolvere il problema dell’alimentazione mondiale. Il progetto Meb nasce dal Cra-mac, unità di ricerca sulla maiscoltura, che intorno ha radunato una rete di altre otto istituzioni, tra cui l’università orobica, l’associazione guidata da Servalli e l’orto botanico «Lorenzo Rota».
Tra gli obiettivi di Meb c’è innanzitutto la creazione di una banca di tutti i semi di mais, con libero accesso tra i Paesi e la conservazione delle varietà autoctone per uso alimentare. E poi progetti culturali sull’origine del mais bergamasco, la creazione di un parco tematico nel monastero di Astino e un programma legato a papa Giovanni XXIII.

Autore: 

Luca Zorloni

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