«Strada killer, ora basta promesse»

Grido d’allarme della Val Gandino dopo la morte di Luana: sotto accusa la provinciale

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Data pubblicazione: 

29/02/2016
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Il tratto di strada provinciale della Val Gandino, a Casnigo, dove sabato ha perso la vita la giovane barista
Luana Rossi aveva 25 anni

Ci sono incredulità e rabbia in Valle Seriana per l’ennesima tragedia della strada che ha avuto come vittima Luana Rossi, 25 anni, di Casnigo, morta, sabato, in uno schianto sulla provinciale della Val Gandino. E c’è rabbia per una strada che più volte è stata segnalata per la sua pericolosità. Senza che poco o nulla sia stato fatto. Risale a due anni fa una petizione con 2.000 firme che chiedeva una messa in sicurezza. E su Facebook c’è anche un «Comitato amici delle vittime». Mentre i post sul social network, dopo l’ennesima tragedia, puntano il dito sulla strada: «Le promesse non bastano più, si faccia qualcosa ». Sul banco degli imputati gli innesti a raso di diversi negozi, la mancanza di rotatorie e la scarsa illuminazione.

Sentimenti forti, segnati da incredulità e rabbia per l’ennesima tragedia della strada. All’indomani dello schianto che sabato è costato la vita a Luana Rossi, 25 anni di Casnigo, sono in molti a segnalare il tremendo tributo di vite preteso negli ultimi decenni dalla provinciale della Val Gandino.
La storia di Luana che si preparava alle nozze, fra pochi mesi, con il fidanzato Mattia, ha commosso le comunità della Valle. Da Casnigo, dove era nata, a Peia, dove aveva da poco fissato la residenza, sino in alta Valle dove lavorava come barista al Costa d’Oro di Rovetta è tutto un susseguirsi di ricordi struggenti, solo in minima parte affidati alle pagine dei social network. La salma di Luana è composta nella camera mortuaria della Casa San Giuseppe a Casnigo, in attesa della veglia di preghiera di stasera alle 20 e dei funerali, programmati domani alle 14,30 nella vicina parrocchiale di San Giovanni Battista.
Molti si sono stretti attorno a papà Massimo, dipendente della Promatech di Colzate, e a mamma Miriam, che sabato nelle ore dell’incidente era impegnata sul lavoro alla casa di riposo di Gandino, dove si svolgeva l’inaugurazione del nuovo treno terapeutico. La notizia del tragico incidente già circolava tra i presenti, ma solo più tardi la donna ha avuto la conferma che la vittima era la figlia.

L’incidente ha riaperto le polemiche riguardo alla sicurezza della provinciale della Val Gandino, che soprattutto nel tratto di circa tre chilometri fra Fiora- no e Leffe (che corre per la quasi totalità in territorio di Casnigo) conta una ventina di vittime negli ultimi decenni. «Non bisognava essere dei preveggenti – si legge in uno dei tanti post su Facebook – ma alla fine ci è scappato l’ennesimo morto. Continuare a non fare nulla è stupido, assurdo. Le promesse a vuoto non bastano più, chi può faccia qualcosa». Negli anni appelli e dichiarazioni d’intento si sono succeduti puntuali dopo ogni incidente, indicando di volta in volta criticità evidenti.
Sul banco degli imputati ci sono soprattutto gli innesti a raso di diverse realtà commerciali che in quel tratto si sono moltiplicate, senza un piano che prevedesse soluzioni per mitigare la velocità di scorrimento lungo l’asse principale e nel contempo evitasse innesti con scarsa visibilità. Nel 2013 l’ennesima levata di scudi dei sindaci della Valle in Provincia, portò a una serie di sopralluoghi e all’installazione di rilevatori di velocità che semplicemente «dissuadono» (o almeno dovrebbero) dalla velocità. La cronica carenza di fondi pubblici ha forse fatto tramontare sul nascere ipotesi più radicali, come la formazione di una o più rotonde all’altezza dei principali accessi alle aree commerciali, che metterebbero in sicurezza gli innesti e ridurrebbero la velocità di chi transita. Tema ulteriore l’illuminazione notturna, di fatto assente, coi lampioni che all’altezza dello svincolo verso il centro sportivo consortile sono installati da tempo ma solo da poco dotati di corpo illuminante. L’apertura la scorsa estate dell’ennesimo supermercato aveva riacceso la discussione, rimasta però sulla carta.

Strada killer, 2.000 firme  per chiedere più sicurezza
Le cronache l’hanno battezzata «la strada killer», per la serie incredibile di incidenti, spesso mortali, verificatisi negli anni. La provinciale della Val Gandino è una strada vecchia, lungo la quale sono cresciute realtà commerciali senza che l’arteria fosse opportunamente adeguata. In molti casi gli effetti tampone hanno previsto l’installazione di guardrail, che però in alcune uscite (compresa quella costata la vita, sabato, a Luana Rossi) finiscono per limitare la visuale di chi deve immettersi.
Su Facebook è nato addirittura un «Comitato amici delle vittime sulla provinciale 42 Lungo Romna», coordinato da Carlo Picinali, che qui perse un fratello, e che ironia della sorte è collega della madre di Luana. Due anni fa in Valle furono raccolte quasi 2.000 firme e deciso fu l’impegno anche della mamma di Marco Bonandrini, morto nel 2010 sulla strada maledetta, travolto da un’auto mentre era in sella al suo motorino. Tutti chiedono a gran voce che la conta dei morti e dei feriti non resti lo sterile refrain di un disco rotto che, inesorabile, continua a correre come auto e camion che sfiorano lapidi e fiori.

Autore: 

Giambattista Gherardi

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