«Semplicità e cuore» Così padre Angelo conquistava tutti

Folla alla camera ardente per salutare monsignor Gel mi, vescovo ausiliare in Bolivia
Sapeva motivare i volontari e i campesinos

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19/06/2016
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Monsignor Angelo Gelmi (il terzo da sinistra) tra i campesinos della Bolivia, dove era vescovo ausiliare

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Le parole del Vangelo di Matteo sono l'incipit del post di un volontario gandinese «che ha avuto la fortuna di condividere l'impegno missionario», ma anche l'ideale sintesi dell'instancabile impegno di monsignor Angelo Gelmi, il «Vescovo dei campesinos » nativo di Gandino, morto venerdì all'età di 78 anni. Ricoverato negli ultimi anni alla Fondazione Piccinelli di Scanzorosciate, monsignor Gelmi ha ricevuto il saluto commosso della sua gente sin da ieri mattina, quando è stata aperta la camera ardente nel Salone Maconi del centro pastorale.
Al centro dei ricordi l'instancabile attività missionaria di monsignor Gelmi in terra boliviana,ma anche il suo essere uomo di Cristo al servizio degli ultimi. Ai fedeli che hanno affollato la camera ardente, si sono aggiunti i messaggi di cordoglio arrivati da ogni parte, a cominciare dal messaggio dell'arcidiocesi di Cochabamba, di cui monsignor Gelmi era vescovo ausiliare emerito, in cui viene dato «grazie a Dio per la vita e il ministero di monsignor Angelo, immagine di Gesù Servitore». Da Amsterdam, dove si trova per una serie di incontri nella suaveste di presidente della Caritas nazionale boliviana, è arrivato il ricordo di monsignor Eugenio Coter che conobbe monsignor Gelmi a Gandino (dove era curato) e poi a Cochabamba, condividendone l'impegno pastorale.

«I ricordi sono infiniti -scrive monsignor Coter - e intensi. Lo ricordo ferito, anni fa, dopo una brutta caduta in un cantiere del Chapare. Arrivò in ospedale dopo 20 ore di viaggio. Nella sua semplicità, padre Angelo mi pregava di comprargli una Coca Cola. E insisteva teneramente. Il medico, da dietro il letto, mi indicava di non farlo e gli spiegava che non poteva ingerire nulla. Mi dava un senso di fragilità e tenerezza che contrastava con la statura e il fisico di questo pastore dal cuore di bambino. La sua umanità non era nascosta dal ruolo e dall'autorità. Portava con sé anche la sua fragilità, e finiva per essere la sua forza».
Ricordi «gandinesi» e di impegno per la Chiesa nel mondo lo legavano anche a monsignor Paolo Rudelli, oggi Osservatore Vaticano al Consiglio d'Europaa Strasburgo, e a monsignor Luigi Bonazzi, Nunzio Apostolicodella Santa Sede in Canada. Aveva una facilità di relazione incredibile, con cui motivava i volontari, ma anche i suoi campesinos. «Era uomo dal cuore puro - sottolinea don Basilio Bonaldi, responsabile della pastorale presbiterale a La Paz ed EI Alto e direttore spirituale del Seminario della capitale- che con i campesinos aveva una sintonia ineguagliabile. Faceva della Parola di Dio una luce che illuminava il quotidiano. Ha vissuto per anni in una casa di paglia nel villaggio di Chalwiri e creato attraverso la formazione nuove generazioni di volontari e laici impegnati locali. Proprio in quella casa hanno raccolto il testimone di monsignor Gelmi prima il volontario bergamasco Gigi Cavagna, e ora René, diacono permanente boliviano».

Autore: 

Giambattista Gherardi

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