Lussana, genio dimenticato

Sono trascorsi esattamente 186 anni dalla scomparsa di questo medico bergamasco. Una figura importante che tuttavia risulta ancora poco conosciuta dai cittadini.

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Data pubblicazione: 

18/09/2006
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Sono trascorsi 186 anni dalla nascita di Filippo Lussana. Ed oggi, come nei decenni passati, si può discutere della dimenticanza di cui la sua figura soffre.
Un problema che sembra tornare ciclicamente, se si pensa che già nel 1925, in un articolo di commemorazione a lui dedicato, si lamentava l'amnesia di cui Bergamo soffriva nei suoi confronti.
Filippo Lussana nacque a Cenate Sopra il 17 settembre 1820. Laureatosi in medicina all'università di Pavia, esercitò sino al 1848 la professione di medico condotto tra i paesi di San Pellegrino, Casazza e Gandino. Realtà che ai quei tempi non costituivano certo la cornice ideale per un medico, povere com'erano di strutture e e strumenti.

MA A QUESTE DIFFICILI condizioni, Lussana contrappose la propria passione e l'impegno profuso in una ricerca in cui credeva ciecamente. Nel 1860 ottenne una cattedra come professore di Fisiologia all'università di Parma, per ottenere un trasferimento a Padova nel 1889, dove insegnò ancora due anni. Andato in pensione, Lussana si ritirò a Cenate Sotto, e qui si spense proprio un giorno di Natale, il 25 dicembre 1897. Come scienziato Lussana si dedicò soprattutto alla fisiologia, una disciplina in decadenza nell'Italia di metà '800. Seppe rilanciare questa branca della scienza vedendovi un utile strumento di cura delle malattie, e non un semplice complemento dell'anatomia.
Particolarmente ingegnosi, almeno per l'epoca, furono i suoi studi di fisiognomica, con il tentativo di stabilire una connessione tra la fisiologia del cervello e del cranio, ed i comportamenti criminali. Le sue pubblicazioni ebbero notevole eco non solo in Italia, ma anche all'estero, dove gli studi di fisiologia erano nettamente più brillanti, dando Giamquindi alla sua Bergamo anche una certa rilevanza internazionale. Ma soprattutto, Lussana seppe fare della scienza uno strumento al servizio dell'umanità, trovando preziosi agganci anche con i temi sociali. Lo dimostra la sua presa di posizione sulla “tassa sul sale”, della quale chiese l'abolizione durante gli anni '80, sottolineando come il sale fosse un elemento importante nell'alimentazione, mentre una tassa ne avrebbe colpevolmente reso difficile il consumo tra i più poveri.

Fu anche un personaggio versatile, capace di dedicarsi all'arte. Coltivava un particolare interesse per la poesia e compose dei testi che ci parlano del suo sviluppo spirituale, come Arduino, dedicato al lombardo re del Regno Italico che nel medioevo si confrontò con l'imperatore Enrico II di Sassonia. Non si trattenne nemmeno dallo scrivere dei commenti su Dante Alighieri. In pittura invece realizzò qualche dipinto di qualità, senza esimersi, da scienziato, dal ricercare il naturale rapporto che esiste tra i colori e le emozioni che possono trasmettere all'animo umano. Dopo la sua scomparsa, Bergamo non poteva non ricordarlo, dedicandogli importanti spazi cittadini. Nel 1923 la città gli dedicò una via. Nel 1925, invece, venne a lui intitolato il Liceo Filippo Lussana, che ancora oggi è tra i più importanti istituti cittadini.

NOTA: A Gandino, appena sotto il segrato, c'è una via dedicata a Filippo Lussana con tanto di lapide.

 

Il commento

Giovanni Gallerani, sulla Rivista di Bergamo del maggio 1925 scrisse: «Lussana sorse e si affermò come fiore solitario in paeselli isolati, sperduti tra i monti, in un'alpestre condotta medica a Gandino, lontano da ogni centro di studi, da ogni scuola, in un tempo in cui in Italia si discuteva, con sterili speculazioni, solo di stimolo e controstimolo e di forza virtuale; e si affermò con i soli mezzi, con la sua forza di volontà, con la potenza del suo ingegno, allievo del grande Maestro, l'anatomista Bartolomeo Panizza, ma senza una vera scuola e senza un laboratorio».

Autore: 

Simone Boscali

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