Il tributo di Antonio e la famiglia «giusta»

Il giovane Nodari della Val Gandino nella lista
I suoi genitori diedero ospitalità a ebrei in fuga dai nazisti

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Data pubblicazione: 

11/02/2016
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Il disperso Antonio Nodari
Lorenzo Francesco Nodari e Maria Chiara Carnazzi

Fra i nomi inediti dei bergamaschi morti nell’affondamento del piroscafo Oria il 12 febbraio 1944, c’è anche quello di Antonio Nodari, nato il 20 novembre 1911 a Gandino, figlio di Maria Chiara Carnazzi e Giuseppe Nodari.
Antonio era rimasto orfano di padre a 4 anni: mamma Maria Chiara sposò in seconde nozze, nel 1929, Francesco Lorenzo (fratello del defunto marito Giuseppe) che da zio divenne patrigno di Antonio. Il soldato gandinese partì giovane per il fronte, lasciando la famiglia che viveva in una cascina del Fondovalle gandinese. La casa, non lontana dagli opifici era prossima alla tintoria di Prat Serval, dove in epoca risorgimentale fu tinta la stoffa delle camicie dei Mille. All’immane tragedia della guerra i coniugi Nodari sacrificarono non soltanto la vita di un figlio, ma anche il rischio di ospitare in casa propria una famiglia di ebrei.

I genitori del disperso si unirono senza indugio alla rete fittissima di relazioni che nel paese della Val Seriana vide salvati dalla furia nazifascista decine di esuli altrimenti destinati ai campi di concentramento. Nello specifico si trattava di una madre con due figli, profughi dal Belgio. Mariem Loewi con i figli Marina e Siegbert, furono in un primo tempo ospitati da Bortolo e Battistina Ongaro in via Castello, in pieno centro storico. Quando fu concreto il rischio di veder scoperti quegli ospiti agli occhi dei nazisti, la scelta di trasferirsi nella cascina dei Nodari, fuori paese, fu necessaria e decisiva.
I genitori di Antonio Nodari (come i coniugi Ongaro) ricevettero nel novembre 2005 dallo Stato d’Israele il titolo di «Giusti tra le Nazioni», destinato a coloro che hanno salvato anche un solo ebreo a rischio della loro stessa vita. Il riconoscimento fu assegnato anche a Vincenzo Rudelli (sindaco di Gandino) e Giovanni Servalli (impiegato comunale) che provvedevano per i documenti di copertura. A perorare la causa per la concessione di quello che è l’unico titolo onorifico dello Stato d’Israele, fu la piccola Marina salvata a cascina Nodari, oggi residente nel New Jersey.
La donna sostiene l’istanza di concedere alla comunità gandinese il titolo di «Giusto tra le Nazioni», in virtù della rete di solidarietà che salvò la vita a lei e a decine di ebrei. Da Casnigo arrivava anche un altro disperso ora rintracciato nelle ricerche incrociate di Antonio Caprio. Si tratta di Paolo Imberti, nato il 1° gennaio 1922 e arruolato nel 331° reggimento di fanteria. Imberti era finito prigioniero dei tedeschi a Rodi, che volevano trasferirlo nei campi di lavoro in Germania, utilizzando il malandato Piroscafo, requisito ad una società norvegese. Sull’atto di morte presunta del 1960, conservato in municipio a Casnigo, rintracciato grazie alle ricerche dello storico Pierluigi Rossi, si cita l’episodio di Rodi e la salita a bordo di «un piroscafo di cui si sconosce il nome» e di cui si ricorda l’affondamento.
Frammenti di storia riemersi dagli abissi dell’Egeo.

Autore: 

Giambattista Gherardi

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