Grazie maresciallo: 32 anni insieme

Va in pensione il luogotenente Giovanni Mattarello, comandante storico della stazione carabinieri
Una vita al servizio delle istituzioni e soprattutto della gente. Domenica la festa con tutta la Valgandino

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21/01/2016
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Il luogotenente Giovanni Mattarello mentre accompagna i bambini della scuola materna
Mattarello è arrivato a Gandino nel giugno 1983
Le nozze con Marisa: ora si trasferiranno in Veneto

Ci sono immagini che hanno il potere di racchiudere una storia, di raccontare in un attimo il senso di trentadue anni al servizio delle istituzioni e della gente. In quella foto il luogotenente Giovanni Mattarello, comandante della stazione carabinieri di Gandino, è ritratto mentre accompagna per mano i bimbi della scuola materna. Nel suo sguardo c’è l’orgoglio di una sorpresa (l’elicottero dell’Arma atterrato in paese), ma soprattutto la volontà di tracciare una strada, di indicare un futuro possibile fatto di pace ed entusiasmo.
Domenica alle 11,30, in piazza Vittorio Veneto a Gandino, le comunità di Leffe, Casnigo, Peia, Cazzano Sant’Andrea e Gandino si ritroveranno compatte per salutare «il maresciallo », che qui è arrivato nel giugno del 1983 e qui è rimasto per ben 32 anni. Giovanni Mattarello taglia il traguardo della pensione (formalmente sarà in servizio sino al prossimo 19 febbraio) e ha accettato di tracciare con noi le coordinate di un impegno che è andato sicuramente al di là del semplice «lavoro», ma ha tessuto trame di umana vicinanza con una terra, per dirlo con le sue parole, «straordinaria e prodiga di costanti gratificazioni».

Originario dei Colli Euganei
Nel garbato accento veneto tradisce ancor oggi le proprie origini. Nato a Teolo, in provincia di Padova, nell’incantevole contesto dei Colli Euganei, Giovanni era il più giovane degli otto figli (oltre a due morti in tenerissima età) di Elisa e Antonio Mattarello. Una famiglia contadina d’altri tempi «i cui insegnamenti sono presenti ogni giorno nella mia attività». Sono proprio Elisa e Antonio, quando Giovanni ha solo 17 anni, a controfirmare la domanda di arruolamento volontario nell’Arma.
«Fu una scelta convinta – sottolinea Mattarello – per certi versi controcorrente, in un’epoca dominata da gravi atti di terrorismo e tensioni sociali. Nel 1977 frequentai la scuola allievi a Chieti e fui inizialmente assegnato, in virtù del reclutamento regionale allora in vigore, alla stazione di Valli del Pasubio (Vicenza)».

Il trasferimento a Gandino
Nei mesi successivi arrivò il trasferimento alla stazione di Valdastico (Vicenza) e la dislocazione - temporanea - alla base Nato di Chiarano (Treviso). Dal 1978 al 1981, è in servizio a Schio (Vicenza) quale autista guida veloce e motociclista. Dal 1981 al 1983 frequenta il corso biennale alla Scuola sottoufficiali (prima a Velletri e poi a Campobasso) e la specializzazione a Firenze. Al termine della scuola viene assegnato alla Legione di Brescia che dispone il suo trasferimento definitivo alla stazione dei carabinieri di Gandino.
«Arrivai come vicebrigadiere – racconta Mattarello – e da subito conobbi una Valle straordinaria per capacità imprenditoriale, dedizione al lavoro, attaccamento ai valori della fede e della tradizione». Nel 1988 Giovanni Mattarello assunse il comando titolare della stazione, dopo le nozze a Vicenza con la moglie Marisa che con lui ha condiviso i decenni gandinesi. «È innegabile che un lavoro come il nostro – sottolinea il luogotenente – impegna al di là dell’orario di servizio e coinvolge umanamente. Ancora oggi un qualsiasi reato commesso in Valle è per me una ferita. Quando raccolgo la denuncia di un furto in abitazione, è come se avessero rubato a casa mia. Con gli abitanti della Val Gandino, cui sono legato da rapporti anche personali di fiducia e stima, ho tessuto relazioni umane e professionali che si sono spesso tradotte in forme di collaborazione e di amicizia, nel rispetto reciproco dei ruoli e delle funzioni».
Non è eccessivo sostenere che in questi anni la popolazione ha visto nel luogotenente Mattarello, un punto di riferimento istituzionale, nella buona e nella cattiva sorte. In tanti anni di servizio sono stati innumerevoli i casi difficili, quelli che hanno richiesto intelligenza, capacità operativa e molto buon senso nell’agire e nell’intraprendere decisioni a volte anche limitative delle libertà personali. «Sicuramente – aggiunge – è cambiato il contesto. Trent’anni fa nei paesi il “balordo” era più facilmente individuabile, nei fatti isolato da una socialità che puntava con grande dedizione al lavoro. Oggi c’è una pericolosa trasversalità, ci sono contesti virtuali che spaventano, opportunità per i ragazzi che i genitori nemmeno immaginano. Ci sono adolescenti che con uno smartphone si isolano dal contesto ed esplorano il mondo inconsapevoli dei gravi rischi che corrono. È una deriva pericolosa, temo a volte sottovalutata».

Il dialogo con i ragazzi
Anche in questo caso «il maresciallo » non è rimasto semplicemente a fare il comandante, a «uscire di pattuglia», ma ha puntato dritto alla radice e al dialogo. Ha più volte incontrato i ragazzi sui banchi di scuola, ha risposto alle loro domande, ammonito curiosità pericolose. «Alle scuole medie ho incontrato quelli che si apprestano a frequentare in città le scuole superiori: c’è il rischio che i minori, rimangano facilmente coinvolti in vicende con risvolti penali come è capitato anche nel nostro territorio. In proposito, mi piace citare una frase di Indro Montanelli: “I figli sono figli dei tempi ed i tempi sono quelli che sono”. I ragazzi sono sempre più convinti di essere furbi, ma a volte questa è la peggior ingenuità».
Negli anni il luogotenente Mattarello ha guidato, per alcuni periodi interinali, anche le caserme di Selvino, Gazzaniga, Ponte Nossa, Lovere e nel recente passato la compagnia di Clusone. Nel 2008 è stato insignito della Medaglia Mauriziana. «Ho raccolto molte soddisfazioni professionali – conferma – ma non ci sarà mai stipendio che ripagherà una “missione” come questa che in alcune tristi circostanze, mi ha anche fatto piangere». «A conclusione di un capitolo fondamentale della mia vita – conclude –, mi corre l’obbligo di esprimere un sincero sentimento di gratitudine a quanti, superiori, e in particolare miei carabinieri e collaboratori, mi hanno dato il loro apprezzamento, il loro aiuto e l’incoraggiamento. Sono stati di grande sostegno in una “professione” difficile che, da solo, non sarei stato in grado di portare avanti positivamente».
Il difficile ora sarà staccare la spina. «Con mia moglie ci trasferiremo nella nostra nuova casa in Veneto. Non mancheranno le opportunità per gite in bicicletta e momenti di svago, ma penso anche a un impegno nel sociale o in altre attività». Per festeggiare in piazza il luogotenente Giovanni Mattarello i sindaci hanno convocato l’intera Val Gandino. Sarà difficile mancare ma, soprattutto, sarà impossibile dimenticare.

Autore: 

Giambattista Gherardi

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